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mercoledì 30 aprile 2014

La Tunisia "tra sale e sabbia"

Lontano dalla retorica e dalle dissertazioni teoriche "Siège entre sel et sable" dà la parola alle comunità locali colpite nel loro quotidiano dagli effetti del cambiamento climatico. Attualmente in fase di montaggio, il film rischia però di non vedere la luce per la mancanza di finanziamenti.




Una nouvelle vague cinematografica sta conquistando il paese. Grazie alla ritrovata libertà di parola e ad una maggior facilità di accesso alla tecnologia, sono sempre di più i giovani ad aver scelto la 7° arte come mezzo di espressione durante gli ultimi tre anni.

Sebbene il tema generale resti legato all'esperienza rivoluzionaria, alcuni esempi si distinguono per l'originalità nella selezione degli argomenti e la tenacia nel far fronte alla doppia sfida dell'autofinanziamento e dell'indipendenza del prodotto.

E' questo il caso di Siège entre sel et sable, primo documentario a carattere scientifico in fase di realizzazione in Tunisia. Con pochi mezzi e tanta volontà, il giovane giornalista Radhouane Addala e il compagno d'avventura Sam McNeil sono riusciti a girare un film incentrato sugli effetti del cambiamento climatico nel paese.

Se infatti gli specialisti e i politici hanno spesso evocato l'importanza della "Strategia nazionale sul cambiamento climatico", elaborata nel 2012, un vero dibattito in materia - sui rischi e sui provvedimenti possibili - non è mai stato aperto. Una delle ragioni che hanno spinto Radhouane a dedicarsi al tema:

"il nostro film serve prima di tutto a lanciare un capannello d'allarme sulle conseguenze e sui pericoli connessi al fenomeno. Gli aspetti su cui ci siamo focalizzati sono tre: la desertificazione al sud, l'innalzamento del livello del mare e le malattie legate al mutamento climatico", afferma il giovane regista.

Il documentario non affronta il tema in maniera teorica o astratta, come è il caso della maggior parte dei film a carattere scientifico.

"A parte i militanti ambientalisti, gli accademici e i responsabili di governo, il film dà la parola alle comunità tunisine colpite nel loro quotidiano dal surriscaldamento. Nel sud, per esempio, è l'intero modello sociale ad essere a rischio a causa della desertificazione e dell'avanzata delle sabbie. Ogni anno gli abitanti perdono ettari di terreno coltivabile.

Migliaia di persone soffrono poi per la comparsa di nuove malattie. A Sidi Bouzid interi villaggi sono affetti da una particolare forma di Leishmaniosi cutanea che provoca cicatrici profonde e durature. I primi casi si sono registrati a metà anni ottanta ed oggi sono più di 60 mila le persone interessate da questa malattia riconducibile al fenomeno del cambiamento climatico", spiega Radhouane.

Vedere e conoscere le vite in pericolo o i corpi sofferenti è senz'altro più efficace dei discorsi e delle dimostrazioni teoriche degli specialisti, per capire il fenomeno. Tuttavia, nemmeno le cifre - allarmanti - in circolazione devono lasciare indifferenti.

Alcuni esempi. La Tunisia tra qualche anno perderà 500 km di spiagge (attualmente ne conta 1300). Il cambiamento del clima provocherà un aumento notevole delle precipitazioni - 2% entro il 2030 - e l'innalzamento del livello del mare, facilitando l'erosione della costa che a sua volta farà indietreggiare le spiagge di circa 15 m. Tale erosione non sarà dovuta esclusivamente al mutamento climatico ma anche all'eccessivo sfruttamento delle risorse marine e allo sviluppo selvaggio delle strutture turistiche.

"Siège entre sel et sable cerca anche di analizzare le difficoltà a cui devono far fronte le isole Djerba e Kerkennah. La telecamera stringe il campo sulla triste e anarchica situazione che ha trasformato le due isole in un quasi deserto. La pesca industriale intensiva, che approfitta delle falle nella regolamentazione ambientale, ha provocato disastri nell'ecosistema insulare. Il saccheggio del mare e l'inquinamento hanno trasformato questi luoghi in una grande discarica", aggiunge Radhouane Addala.

Il regista insiste sull'aspetto - fondamentale - dell'inquinamento e dell'assenza di una strategia di protezione ambientale applicata dallo Stato.

"Il degrado dell'ambiente è dovuto all'inquinamento ma anche alle modalità di sfruttamento delle risorse naturali - spiega -. Sono in molti ad approfittare della debolezza delle autorità. Nel sud alla frontiera con la Libia, per esempio, bracconieri libici e sauditi cacciano specie rare e migratrici. Di fatto vi sono delle zone di non-diritto che le autorità non hanno i mezzi né il coraggio di controllare". 

Anche a Gabès i cittadini manifestano regolarmente contro l'inquinamento. Più di 1300 tonnellate annue di scarichi industriali vengono dispersi senza trattamento nel golfo omonimo. Qualche mese fa due fratelli sono morti in seguito ad un disfunzionamento fulminante del fegato.

"Occhi giallo-rossastri, urina di colore scuro…non si tratta di epatite A ma di un'altra malattia dovuta alla contaminazione dei rifiuti chimici. Per questo i medici preferiscono tenere la bocca chiusa", confida Radhouane che ha documentato il dramma nel suo film.

Attualmente in fase di montaggio, Siège entre sel et sable rischia tuttavia di non vedere la luce a causa della ristrettezza dei finanziamenti a disposizione dei due autori. "Abbiamo lanciato un appello di sostegno attraverso una piattaforma di crowdfunding. Non abbiamo raggiunto l'obiettivo (10 mila dollari) perché il soggetto non sembra interessare molto il pubblico. Ma non ci diamo ancora per vinti".


(Traduzione dell'articolo di Henda Chennaoui per Nawaat)

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