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martedì 15 maggio 2012

Marocco: nuova condanna per il rapper L'haqed

Mouad Belghouat, alias L'haqed ("l'arrabbiato"), è di nuovo in carcere. La condanna ad un anno di prigione per "oltraggio a pubblico ufficiale" e "offesa ad un corpo costituito dello Stato" (la polizia) è stata emessa venerdì scorso dal tribunale di Casablanca. Mouad subisce l'accanimento del regime per i suoi testi militanti e irriverenti e per il suo sostegno al Movimento 20 febbraio.



Aveva lasciato la prigione di Oukacha (Casablanca) lo scorso gennaio. L'opinione pubblica locale e internazionale, le associazioni per i diritti umani, il "20 febbraio" nelle piazze e gli studenti nelle scuole del regno, tutti si erano mobilitati per la sua liberazione. Accolto da una folla in festa di attivisti e amici, dopo aver scontato quattro mesi di detenzione per una fantomatica aggressione ad un membro della "gioventù pro-monarchica", Mouad aveva dichiarato: "continuerò a denunciare le ingiustizie del regime, non è questo il momento di tacere".
Il rapper ventiquattrenne, cresciuto nella periferia della metropoli atlantica, non ha taciuto. Non si è lasciato intimidire da quel provvedimento ingiusto né dalle minacce della polizia politica. Ha continuato a cantare, a sostenere le iniziative del movimento, a denunciare la corruzione e l'autoritarismo di un sistema di potere che non riesce ad abbandonare le "vecchie abitudini".
L'haqed è diventato l'esempio di una nuova generazione che non ha più paura di chiedere il conto a chi detiene da decenni le redini del paese. Con i suoi testi ha infranto tabù e linee rosse, chiamando in causa direttamente il monopolio decisionale del sovrano, l'asservimento della classe politica e gli abusi delle forze di sicurezza. Un esempio fastidioso.
Così, dopo appena tre mesi di libertà, Mouad è tornato nella cella di Oukacha (28 marzo). La denuncia questa volta è partita dagli stessi vertici di polizia, che hanno deciso di perseguire il rapper per la canzone Klab Dawla ("Cani dello Stato"). In un video della canzone, diffuso anonimamente su YouTube, c'è un fotogramma che sovrappone la testa di un asino al corpo di un agente. Tanto è bastato per accusare L'haqed di "oltraggio a pubblico ufficiale" e "offesa ad un corpo costituito dello Stato" (artt. 263 e 265 del codice penale).

Khalid Gueddar e la nuova condanna del rapper

Le udienze del processo hanno confermato l'inconsistenza dell'accusa e l'accanimento nei confronti del dissidente. "Chiunque può usufruire della mia musica e utilizzarla come crede", ha dichiarato Mouad negando ogni relazione con il video montato sul testo. "Volete solo un pretesto per condannare le mie idee e i miei versi".
Secondo l'avvocato Omar Bendjelloun la condanna del rapper "è puro delirio", che riflette in sé una volontà politica e un mal celato desiderio di vendetta. La stessa lettura del verdetto, l'11 maggio scorso, è stata anticipata sull'orario previsto dal giudice di Ain Sebaa (Casablanca) per evitare la reazione degli attivisti, sempre numerosi durante le udienze, e per sorprendere i legali di Mouad.
Poche ore prima, l'iniziatrice del comitato "Free L'haqed" - Maria Karim - era stata prelevata da alcuni agenti all'interno del tribunale e rinchiusa arbitrariamente in custodia cautelare. "Che una cittadina venuta ad assistere ad un processo pubblico subisca un simile trattamento è inaccettabile. Siamo di fronte ad un brusco ritorno al passato, gli anni di piombo non sembrano poi così lontani", è la dura reazione dell'avvocato Rouissi Skalli.

(Foto by Arte)

Anche Human Rights Watch, in riferimento al nuovo arresto del rapper L'haqed, si è espressa in modo severo nei confronti delle autorità del regno. "Si tratta di una vicenda di pura e semplice libertà di espressione. Ogni giorno che Mouad Belghouat trascorre in prigione ricorda la distanza che separa le leggi dalle pratiche ancora in vigore in Marocco", ha dichiarato Sarah Leah Whitson (direttrice dell'area MENA) in un comunicato diffuso recentemente dall'ong.
Il documento fa eco ad un precedente rapporto redatto da HRW in cui l'organizzazione richiamava l'attenzione del governo marocchino nel rivedere le leggi repressive presenti nel codice penale e della stampa, nel porre freno agli interventi violenti della polizia e nell'assicurare alla giustizia un funzionamento indipendente. "I marocchini hanno approvato una nuova costituzione che difende i diritti e le libertà del cittadino, ma aspettano ancora di vedere applicati questi principi costituzionali".

(Articolo pubblicato in Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica

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